Ricordi d'infanzia.
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Ho visto i palloncini rossi salire nel cielo, quest'oggi, dalla mia piccola finestrella.
Ricordi?
Avevi 15 anni ed era festa grande al paesello, la festa del Santo Patrono; e anche allora le mani dei bimbi non erano abbastanza forti da trattenere quei palloncini.
E salivano su, nell'aria ferma di primavera, sul prato verde, sul mandorlo in fiore.
Non so dire bene a cosa somigliassero, ma so che guardarli un po' mi angosciava... "Chissà dove andranno, che fine faranno, dove cadranno... "
Era festa, e la festa era in te.
Ed erano festa i tuoi capelli raccolti, festa il tuo vestito stretto alla vita, festa le tue labbra fresche che mi sarei accontentato di sfiorare soltanto; e festa i tuoi salti, e i tuoi canti, e i tuoi occhi, i loro sguardi, i denti bianchi del tuo sorriso, festa il tuo viso.
Era festa, e la festa eri tu.
O almeno, lo eri per me.
Ricordi?
Avevi 15 anni e voglia di andare; e non c'era un "dove", andare soltanto, come se restare immobili fosse la morte, come se la festa potesse finire se i tuoi piedi non si fossero mossi verso altre mete; vicine, lontane, nessuna importanza: forse che la distanza coperta valga più dell'emozione del viaggio in se stesso?
E andasti, quel giorno, ti perdesti nel campo di grano proprio dietro la chiesa, dove il vecchio prete recitava annoiato un sermone in cui non credeva.
Andasti lontana, ma non eri sola.
Lui era al tuo fianco, e non ero io.
E ti teneva per mano, ti parlava d'amore, ti raccontava di draghi e fanciulle, di tempi lontani che mai torneranno.
E tu ridevi, e ridevi, e ridevi. Non lo avevi mai fatto in quel modo con me.
Poi ti fermasti, e non eri sola.
Lui era al tuo fianco, e non ero io.
Poi lui fu sopra di te, dentro di te. E non ero io.
Ti ho vista, sai?
Ti ho seguita con lo sguardo, giù dal paesello, tra le spighe dorate e riarse dal sole.
Perché lo hai fatto? Io ti amavo...
Son passati 20 anni, ne ho 38 ora.
Ti ho uccisa quella sera, all'ora di cena, dopo il tuo ritorno al paese.
E dopo vent'anni, domani, finalmente uscirò di galera.
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Ricordi d'infanzia:
Si apre una porta tra presente e passato, un ponte di collegamento che passa attraverso il canale visivo e che viene instaurato dai palloncini rossi che si alzano in volo. Allo stesso modo vola la memoria, atterrando in un’atmosfera festosa, serena, in cui sono presenti tutti gli elementi della primavera (l’aria ferma sul prato verde, il mandorlo in fiore). Il termine festa è ricorrente e conferisce al racconto un andamento ritmico. Ma i ricordi non son sempre del tutto dolci, e affiora un presagio d’angoscia: “…so che guardarli un po’ mi angosciava… Chissà dove andranno, che fine faranno, dove cadranno…” L’amore perde la sua essenza dolce per assumere un sapore amaro, il sapore della brama di possesso, le tinte della gelosia. L’amore cambia connotati, si trasforma in patologia e ossessione. Un’ossessione che resiste anche al tempo, nemmeno venti anni di galera riescono a cancellare l’intensità di quell’ossessione, le domande, l’angoscia. Un ricordo che nasce assumendo la forma della dolcezza per poi diventare un brivido, in un intenso crescendo di emozioni.
Silverdeer.
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1Grazie di cuore a tutti gli Autori che hanno così generosamente partecipato.
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Autori: Enneby, Theblackholesun, Alexnovo, Bastapoco, Nuccina1, SempreGio, NessUno, Ekolost, AuroraT, Anake, Eithne, Counter, Lucia Merli
Coordinatrice: Manuela Verbasi
Editing: Francesco Melis
Recensioni: Livia Aversa
Correzioni: Livia Aversa
Segreteria: Giulia Tatti
Ideatori: AuroraT, Manuela Verbasi